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Il trend kinda chic di TikTok è una frase che comincia con “kinda chic to…” (“abbastanza chic…”) seguita da qualcosa che nessuno definirebbe chic nel senso classico: rimettere lo stesso outfit, andare a letto alle nove, mangiare da soli al ristorante, avere la cellulite. Il testo è in giallo pallido sopra un video breve o un carosello di foto. È nato su Instagram a fine aprile 2026 ed è esploso su TikTok tra luglio e agosto, per poi finire anche su LinkedIn, dove The Story Mag (22 agosto 2026) ha notato post tipo “kinda chic to log off at 5pm”. Se vuoi che la tua versione parta subito, una piccola spinta di like TikTok appena pubblicato aiuta a superare il primo filtro.
Da dove arriva il trend kinda chic?
Un post Instagram ad aprile, poi TikTok d’estate
Know Your Meme fa risalire la prima traccia a un post Instagram di mariabegins del 27 aprile 2026. Scriveva che essere body positive nonostante i commenti d’odio è “kinda chic”. Circa 520 like in quattro mesi.
La svolta arriva su TikTok a fine luglio. Il 27, @frankiehelen si descrive come una “trad wife” pro-choice e pro-vaccini, aprendo con l’ormai noto “kinda chic to”: oltre 40.000 visualizzazioni in due settimane. Il 2 agosto @lifewitht00 pubblica “feels kind of chic to be chubby in a world obsessed with extreme skinny”. Più di 192.000 like in cinque giorni. È il video che trovi qui sotto, perché riassume tutto lo spirito: una frase, un tono calmo, nessuna giustificazione.
Il giorno dopo Drew Barrymore posta un carosello Instagram intitolato “KINDA CHIC TO BE IN YOUR 50s”, 170.000 like in quattro giorni. La stampa lo riprende, Reese Witherspoon condivide la sua lista e Ashley Graham parla di sfilare con la cellulite in vista.
Chi l’ha lanciato davvero?
Qui si litiga. Una creator plus size nota come Char, consulente per piccole imprese, rivendica la paternità del formato e parla di “furto di idea” (Riverfront Times, fine agosto 2026). Know Your Meme continua a datare il primo post al 27 aprile, sul profilo di mariabegins. Le due versioni girano entrambe e nessuno ha chiuso la questione.
@lifewitht00 #creatorsearchinsights I do love me
Come funziona?
Prendi qualcosa che il mondo considera banale, imbarazzante o fuori dagli schemi, e lo dichiari chic. La distanza tra la parola e la cosa che descrive è tutto il sale del formato.
Il codice visivo non cambia: una frase corta che parte con “kinda chic to”, in giallo pallido, sopra una clip di te che vivi la tua giornata o sopra un carosello di foto.
Non c’è un suono ufficiale. Il formato è il testo, non l’audio.
Psychology Today (Bruce Y. Lee, 17 agosto 2026) divide i post in cinque gruppi: abitudini banali, momenti poco glamour, cura di sé e limiti, rottura degli stereotipi e rifiuto delle norme estetiche. Quasi ogni video rientra in uno di questi.
Un altro esempio che ha girato bene:
@itsmeligalindo I love this trend 🍷✨ #kindachic #trend #chictrend #imjustagirl
Perché spacca così tanto?
Perché è facile. Una frase, una foto, fatto. Niente balletti, niente montaggio.
E perché la frase fa bene. Hola (18 agosto 2026) riporta che le ricerche Google di “kinda chic” sono salite del 5.000 % a metà agosto, con 60.000 post sotto l’hashtag su Instagram a quella data. A fine agosto il Riverfront Times ne contava 97.000. Il video più visto del formato, un semplice toast imburrato, supera 4,6 milioni di visualizzazioni e 322.000 like (Rolling Stone Philippines, 24 agosto 2026). La gente condivide questo formato perché ci si riconosce. Un video con “kinda chic to have short nails” si riempie di commenti tipo “finalmente qualcuno lo dice”.
All’algoritmo piacciono i video che si mandano a un’amica con un “questa sei tu”. È lì che qualche visualizzazione TikTok in più all’inizio cambia la curva: più persone lo vedono, più persone si riconoscono.
Funziona anche per un brand?
Sì, a patto di non barare. Il formato vive di sincerità, e un brand che scrive “kinda chic to buy our cream” viene preso in giro. Quelli che ci riescono parlano del prodotto di sbieco: “kinda chic portare la stessa giacca dal 2019” per un marchio di moda sostenibile, “kinda chic chiudere alle sei per tornare a casa dai bambini” per un negozio di quartiere.
Alcuni brand ci hanno già provato. Dictionary.com (10 agosto 2026) cita Boots, NYX Cosmetics e Once Upon a Farm tra i primi a pubblicare un “kinda chic”, e Cosmopolitan (20 agosto 2026) segnala che Diet Coke è arrivata dopo. Bennett Creative (10 agosto 2026) mette a confronto due casi: la rivista Real Simple, che ha usato il formato senza forzare, e un marchio di materassi preso in giro per averci appiccicato sopra la promo. Il prodotto deve restare sullo sfondo.
Il contraccolpo: kinda not chic
Il formato non ha retto un mese senza parodie. Già il 2 agosto la stylist newyorkese Coco Schiffer postava “kinda chic has been revoked”. A metà agosto ha preso il sopravvento la versione rovesciata, “kinda not chic to…”, e Marie Claire UK (20 agosto 2026) scriveva che il trend aveva ucciso la parola chic. L’account @databutmakeitfashion, citato nello stesso articolo, misura dal mese di marzo un calo del 14 % al mese del sentiment positivo attorno alla parola.
Rolling Stone Philippines (24 agosto 2026) parla di “omogeneizzazione linguistica”, citando l’esperta Rachel Lowenstein. L’humblebrag non ha aiutato. Psychology Today (17 agosto 2026) aveva già notato che il formato serviva a vantarsi sottovoce, e “kinda chic volare alle Maldive di martedì” è proprio quello che il pubblico ha finito per prendere in giro.
Cosa cambia per te a settembre: la versione sincera di luglio funziona meno. Un “kinda not chic” dichiarato, o una frase che prende un po’ in giro il trend stesso, ha più probabilità di girare.
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